Il mare più inquinato dalle microplastiche: l’Italia sta proprio nel mezzo

Il mare più inquinato dalle microplastiche abbraccia anche l’Italia: una notizia che di certo non farà piacere, la situazione è davvero preoccupante.

Ogni anno tonnellate di plastica finiscono in acqua. Una parte si frammenta in pezzi sempre più piccoli, invisibili a occhio nudo, ma capaci di entrare nella catena alimentare. Sono le microplastiche, particelle inferiori ai 5 millimetri che oggi rappresentano una delle minacce ambientali più serie per ecosistemi e salute umana.

spiaggia con rifiuti
Il mare più inquinato dalle microplastiche: l’Italia sta proprio nel mezzo Acvbus.it

Gli scienziati parlano di numeri preoccupanti: milioni di frammenti dispersi, trasportati da correnti e venti, che si accumulano lungo le coste e sui fondali. Il problema non è solo ambientale. Queste particelle possono rilasciare sostanze tossiche, trasportare inquinanti e persino batteri resistenti agli antibiotici. Una volta ingerite da pesci e molluschi, possono arrivare fino alle nostre tavole. Ma dove si concentra la situazione più critica? E perché proprio lì?

Ecco qual è il mare più inquinato da microplastiche: l’Italia si trova proprio nel mezzo

A questo punto la domanda sorge spontanea, ma qual è il mare più inquinato da microplastiche? Ebbene, purtroppo la risposta non piacerà, perché si tratta proprio del Mar Mediterraneo, con un record per nulla positivo, infatti, pur rappresentando appena l’1% delle acque marine mondiali, contiene circa il 7% delle microplastiche presenti negli oceani. Un dato che lo rende uno degli hotspot globali dell’inquinamento plastico.

Il motivo è geografico: si tratta di un mare semi-chiuso. Ciò significa che la plastica che entra, con un volume di oltre 100mila tonnellate ogni anno, fatica a uscire. Le correnti interne, i venti e la conformazione delle coste favoriscono l’accumulo dei frammenti, soprattutto lungo le aree costiere e nei fondali.

mare inquinato
Ecco qual è il mare più inquinato da microplastiche: l’Italia si trova proprio nel mezzo Acvbus.it

Per capire meglio come si muovono queste particelle e dove si concentreranno in futuro, entra in gioco la ricerca italiana. L’Università di Palermo coordina il progetto MAESTRI, un programma scientifico che punta a creare il primo modello previsionale di accumulo di microplastiche nel Mediterraneo centrale. L’obiettivo è ambizioso: simulare e prevedere per i prossimi dieci anni dove si accumuleranno le microplastiche, individuando le zone più vulnerabili e valutando i rischi per biodiversità e salute umana.

Il modello sarà capace di descrivere, simulare e prevedere la distribuzione delle microplastiche nei prossimi dieci anni in questa area, individuando le zone costiere più vulnerabili all’accumulo e chiarendo le dinamiche che ne determinano la concentrazione. Il monitoraggio costiero interesserà 8 km di coste della Sicilia sud-orientale (Isola delle Correnti e Vendicari) e 9 km di coste maltesi (Ghadira Bay, Golden Bay, Riviera Bay, Gnejna Bay, Ramla Bay e Salina Bay).

microplastiche in mare
Il modello sarà capace di descrivere, simulare e prevedere la distribuzione delle microplastiche nei prossimi dieci anni Acvbus.it

Durante il primo anno di attività (2025-2026), i ricercatori utilizzeranno droni con sensori avanzati per analizzare le spiagge, strumenti geofisici per studiare i fondali fino a 50 metri di profondità e tecniche spettroscopiche per identificare la composizione chimica delle microplastiche. Verranno raccolti oltre 200 campioni di sedimenti e più di 100 campioni d’acqua.

Non solo: sarà studiata anche la cosiddetta “plastisfera”, cioè le comunità di batteri e funghi che colonizzano la plastica in mare, per capire se alcuni microrganismi possano contribuire alla degradazione dei polimeri. In uno dei siti maltesi verrà installato un sistema di telecamere ad alta risoluzione per monitorare l’arrivo dei rifiuti plastici dopo le mareggiate, dati fondamentali per perfezionare i modelli previsionali. Capire dove e come si accumulano le microplastiche è il primo passo per intervenire in modo mirato. Perché l’Italia, trovandosi al centro del Mediterraneo, è anche al centro di questa sfida ambientale.

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