Stilata la classifica delle città più inquinate d’Italia: sorpresa al primo posto, ma soprattutto molta preoccupazione per il futuro.
L’inquinamento dell’aria resta uno dei problemi ambientali più seri per le città italiane e le principali cause sono sempre le solite, dal traffico intenso al riscaldamento domestico soprattutto nei mesi invernali, passando per le emissioni delle industrie, alcune pratiche agricole e gli allevamenti intensivi. Non è un problema di non poco conto, ma anzi bisogna stare molto attenti ai rischi che corriamo nel concreto nella vita di tutti i giorni.

Entrando più nel dettaglio, le polveri sottili, in particolare il PM10, sono tra gli inquinanti più pericolosi perché possono entrare nei polmoni e causare problemi respiratori e cardiovascolari. La legge stabilisce che la concentrazione di PM10 non debba superare i 50 microgrammi per metro cubo per più di 35 giorni all’anno. Proprio rifacendosi a questa norma, Legambiente ha stilato anche quest’anno il suo rapporto Mal’Aria, dedicato appunto all’inquinamento delle città italiane.
Qual è la città più inquinata d’Italia: la sorpresa al primo posto
Stando ai dati raccolti, nel 2025 sono state 13 le città italiane che hanno superato il limite dei 35 giorni oltre i livelli di concentrazione di PM10, risultando quindi “fuorilegge“. Si tratta però di un dato in miglioramento rispetto agli anni precedenti: nel 2024 le città oltre i limiti erano state 25, nel 2023 erano 18 e nel 2022 addirittura 29: questo significa che qualcosa sta cambiando, anche se la situazione resta delicata.

In cima alla classifica delle città più inquinate nel 2025 c’è Palermo: purtroppo sembra una battuta del film Johnny Stecchino, in cui un malavitoso discute col sosia del criminale e spiega che all’origine dei problemi della città ci sia il traffico cittadino, ma invece a oltre 30 anni da quel film il primato negativo del capoluogo siciliano sembra ben solido. In città, infatti, i limiti di PM10 sono stati superati per 89 giorni.
Le città italiane più inquinate: chi occupa le prime posizioni
Davvero un primato non certo edificante, se si pensa che subito dopo si trova Milano, probabilmente la prima città che ci verrebbe in mente se ci venisse chiesto di indicare una città inquinata: Nel capoluogo lombardo, si è stati con 66 giorni oltre la soglia consentita, due in più di Napoli, che è sul podio al terzo posto. Al quarto posto, si torna in Sicilia e compare Ragusa con 61 giorni oltre i limiti, seguita da Frosinone che ha totalizzato 55 giorni.

Ci si sposta poi nuovamente al Nord, sempre in Lombardia, dove nelle posizioni di “rincalzo” di questa graduatoria per nulla edificante si trovano a pari merito Monza e Lodi, entrambe con 48 giorni di superamento. Con 44 giorni oltre la soglia si collocano Cremona e Verona. Poco sotto troviamo Modena con 40 giorni e Torino con 39 giorni, mentre Rovigo e Venezia hanno rispettivamente superato i limiti per 37 e 36 giorni.
Quali sono le prospettive per il futuro
Nonostante questi dati, il rapporto evidenzia che nessuna città ha superato i valori annuali previsti dalla normativa per PM10, PM2.5 e biossido di azoto: è un segnale positivo, ma non sufficiente per abbassare la guardia. Secondo Legambiente è necessario rafforzare le politiche per migliorare la qualità dell’aria, investendo in mobilità sostenibile, riqualificazione energetica degli edifici, riduzione delle emissioni industriali e in interventi più attenti nel settore agricolo.
Il quadro generale mostra quindi un lento miglioramento, ma anche la presenza di criticità ancora importanti, mentre le prospettive per il 2030, viene spiegato dall’organizzazione ambientalista in un comunicato, non sono incoraggianti: entreranno in vigore nuovi limiti europei più severi sulla qualità dell’aria e molte città italiane rischiano di non essere pronte. Ridurre l’inquinamento urbano resta una sfida fondamentale per la salute dei cittadini e per il futuro delle città italiane.





