Bagaglio smarrito: la compagnia è obbligata a rimborsare anche senza scontrino

Cosa succede se si smarrisce il bagaglio? Non tutti lo sanno, ma la compagnia aerea è obbligata a rimborsare anche senza scontrino: cosa fare.

Hai mai vissuto l’incubo di ritrovarti senza valigia al ritorno da un viaggio? Quel momento in cui il nastro trasportatore gira, gira… e tu resti lì a guardare lo spazio vuoto dove avresti giurato di aver visto il tuo trolley?

donna in aeroporto con bagaglio e uomo disperato
Bagaglio smarrito: la compagnia è obbligata a rimborsare anche senza scontrino – acvbus.it

I disservizi nei trasporti aerei – e in particolare lo smarrimento del bagaglio in stiva – sono uno di quegli eventi capaci di rovinare anche la vacanza più perfetta. Le statistiche mostrano infatti che, sebbene la maggior parte dei bagagli venga recuperata entro poche ore, una parte non indifferente resta dispersa per giorni e giorni, costringendo i viaggiatori a rifare tutto da capo: vestiti, prodotti per l’igiene, accessori e perfino regali o souvenir.

In passato, affrontare la compagnia aerea per ottenere un rimborso significava aprire un vero e proprio dossier burocratico: scontrini, fatture, elenchi dettagliati di ogni singolo oggetto perso, stampa delle ricevute di pagamento, estratti conto bancari… un lavoro da investigatore privato prima ancora che da viaggiatore.

Un colpo di scena nella giurisprudenza sui rimborsi

Ma ora una recente pronuncia della Corte di Cassazione italiana ha cambiato le regole del gioco in modo sorprendente. Secondo questa importante sentenza (Ordinanza n. 28672 del 2025), non serve più presentare scontrini o prove d’acquisto dettagliate per chiedere il rimborso per un bagaglio perso definitivamente durante un volo.

La logica alla base di questa svolta è tanto semplice quanto rivoluzionaria:

  • una volta dimostrato in modo certo che il bagaglio è stato effettivamente smarrito,
  • non è più possibile pretendere che il passeggero presenti una lista maniacale di ricevute per ogni singolo oggetto contenuto nella valigia.

In altre parole, la Corte ha definito “irragionevole” e ingiusto richiedere allo sfortunato viaggiatore di dimostrare il valore di oggetti personali che spesso non vengono nemmeno acquistati poco prima di partire.

donna in aereo
Un colpo di scena nella giurisprudenza sui rimborsi – acvbus.it

Questo cambiamento si basa su un principio giuridico chiamato valutazione equitativa del danno: il giudice – o, in alcuni casi, le parti in sede di conciliazione – può stimare il valore del contenuto del bagaglio sulla base dell’esperienza comune e delle esigenze di un viaggiatore medio. In pratica, si tiene conto di ciò che normalmente si porta in valigia: abbigliamento, prodotti per l’igiene personale, accessori da viaggio e così via, in proporzione alla durata e alla tipologia del viaggio.

Questa novità si inserisce nel più ampio quadro della Convenzione di Montreal, il trattato internazionale che regola la responsabilità dei vettori aerei in caso di perdita, ritardo o danneggiamento dei bagagli. Secondo tale regime, il risarcimento massimo per la perdita di un bagaglio è limitato a una somma stabilita in Diritti Speciali di Prelievo (DSP), ossia un’unità di conto internazionale usata anche dal Fondo Monetario Internazionale.

Questo orientamento giurisprudenziale rappresenta una forte tutela a favore del passeggero: non dovrai più trasformarti in detective per dimostrare quanto valevano i tuoi jeans persi o quella camicia che non hai più. Una volta accertata la responsabilità dell’ente aereo e lo smarrimento definitivo, la quantificazione del danno può avvenire in modo equo, senza le vecchie barriere burocratiche.

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