In questo borgo antichissimo il tempo sembra essersi fermato: formatosi dopo l’invasione dei Saraceni, racchiude un passato fatto di storia.
Esistono luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato davvero, lontani dai circuiti turistici più battuti e immersi in un silenzio che sorprende. Tra le montagne che segnano il confine tra Lazio e Abruzzo, si nasconde un borgo capace di raccontare secoli di storia attraverso ogni pietra, ogni vicolo, ogni scorcio.

Il paesaggio è quello tipico dell’Appennino più autentico, boschi, alture e vallate che si aprono su panorami ampi e incontaminati. Qui la natura domina incontrastata e accompagna un ritmo di vita lento, quasi dimenticato. L’altitudine, che sfiora i mille metri, regala aria fresca e una sensazione di isolamento rigenerante, ideale per chi cerca una pausa dalla frenesia quotidiana. Passeggiando tra le strade del borgo, si percepisce subito un’atmosfera antica. Le case in pietra, raccolte attorno a una piazza centrale, raccontano una storia fatta di resistenza e adattamento.
Il borgo antichissimo che racconta la storia dell’invasione dei Saraceni: si trova tra Lazio e Abruzzo
Il luogo che racchiude tutto questo è Collalto Sabino, un piccolo gioiello incastonato tra i monti della provincia di Rieti. Il suo territorio rientra nella Riserva naturale Monte Navegna e Monte Cervia, un’area protetta che contribuisce a preservarne il fascino selvaggio. Nel corso della storia, il borgo è stato al centro di eventi importanti: dal passaggio di Federico II di Svevia fino alle vicende legate all’Unità d’Italia, quando divenne punto strategico durante le resistenze locali.
Le sue origini risalgono all’alto Medioevo. Dopo la distruzione della colonia romana di Carseoli, situata non lontano dall’attuale borgo, e le successive incursioni dei Saraceni, gli abitanti della zona cercarono rifugio in luoghi più sicuri e facilmente difendibili. Fu così che nacque un primo nucleo abitato attorno a una torre di avvistamento, costruita per proteggere la comunità.

Nel corso del X secolo, Collalto divenne sede di un “gastaldato”, una circoscrizione amministrativa tipica dell’epoca longobarda. Poco dopo, nell’XI secolo, passò sotto il controllo della potente Abbazia di Farfa, che vi fondò un monastero e ne gestì lo sviluppo. In seguito, il borgo fu affidato alla famiglia Berardi, conti dei Marsi, mantenendo però un legame economico con l’abbazia.
Alla fine del XIII secolo, nel 1297, il borgo passò sotto il dominio dello Stato Pontificio per volontà di Carlo I d’Angiò, entrando così in una nuova fase della sua storia. Nei secoli successivi fu feudo di diverse famiglie nobili, mantenendo comunque il suo ruolo difensivo e amministrativo nel territorio. Nel 1861, poco dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie, Collalto Sabino fu occupato da truppe borboniche guidate dal generale Francesco Saverio Luvarà.
Il borgo divenne uno dei centri della resistenza contro l’avanzata piemontese, grazie alla sua posizione facilmente difendibile. In quel periodo si sviluppò una lunga guerriglia lungo l’Appennino, alla quale parteciparono anche gruppi guidati da figure come Luigi Alonsi. Con il passare degli anni e la stabilizzazione del nuovo Regno d’Italia, Collalto Sabino perse progressivamente il suo ruolo militare, trasformandosi in un tranquillo borgo montano.





