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C’è un borgo abbandonato costruito su una montagna a dorso di balena: un gioiello nel cuore dell’Abruzzo

Un borgo fantasma a causa di un terremoto sta tornando a essere un luogo che insegue un turismo, non di massa ma legato a silenzie e memoria.

Avete mai desiderato fare un viaggio nel tempo, ritrovandovi in un luogo dove tutto è rimasto uguale ai primi del Novecento? Venite con noi che vi facciamo scoprire il borgo abbandonato di Corvara, nel cuore più autentico dell’Appennino. Arroccato su uno sperone roccioso ai piedi del Monte Aquileio, questo piccolo borgo dell’Abruzzo appare quasi come una naturale estensione della montagna, tanto da ricordare la forma sinuosa di una balena, emergente dal paesaggio stesso.

C’è un borgo abbandonato costruito su una montagna a dorso di balena: un gioiello nel cuore dell’Abruzzo (Acvbus.it)

Le origini di Corvara affondano nell’alto Medioevo, anche se il territorio era già frequentato in epoca italica dai Vestini, quindi il borgo viene citato per la prima volta nel XII secolo nel Chronicon Casauriense, ma la sua trasformazione con la costruzione di un castello risale già al 985, quando venne fortificato come avamposto strategico lungo il tratturo che collegava L’Aquila a Foggia. Costruito su una cresta rocciosa, dunque, Corvara dominava la valle sottostante, garantendo controllo e difesa.

Perché Corvara è diventato un borgo fantasma

Le abitazioni, addossate l’una all’altra e letteralmente “incastrate” nella roccia, creano ancora oggi un effetto scenografico unico, quasi organico. Passeggiando tra i vicoli stretti si incontrano le caratteristiche pagliare, case in pietra utilizzate anche come stalle, testimonianza di una vita dura ma profondamente legata alla montagna. La peculiarità di questo posto è il lento abbandono che lo ha trasformato nel giro di qualche tempo da borgo vivo a paese fantasma.

Perché Corvara è diventato un borgo fantasma (Acvbus.it)

Il destino di Corvara cambia drasticamente nel Novecento: dopo secoli di dominazioni feudali e una lenta decadenza economica, il colpo decisivo arriva con il terremoto del 1933. La sua storia, dunque, come quella di molti altri borghi del Centro Italia, è direttamente connessa a un evento catastrofico naturale: in questo caso, la difficile accessibilità del borgo e il rischio idrogeologico spingono gli abitanti ad abbandonare progressivamente il centro storico, trasferendosi più a valle.

La rinascita di Corvara: cosa vedere in questo museo a cielo aperto

Da quel momento, il nucleo originario resta quasi immobile nel tempo: case vuote e botteghe chiuse, un vero e proprio paese fantasma, ma incredibilmente integro, diventato un museo a cielo aperto. Oggi il borgo antico di Corvara si raggiunge solo a piedi, attraverso una scalinata che sembra accompagnare il visitatore in un viaggio nel passato. Vanno visitati il campanile della chiesa di Sant’Andrea, ancora dominante sul profilo del borgo, e i resti delle mura.

La rinascita di Corvara: cosa vedere in questo museo a cielo aperto (Acvbus.it)

Imperdibile anche un prezioso portale romanico del XII secolo, oltre agli scorci panoramici che si aprono sulla valle del Pescara e sulle montagne circostanti. Dagli anni Novanta, Corvara ha iniziato un lento processo di rinascita e dopo essere stato dichiarato nuovamente agibile, è stato oggetto di progetti di recupero, con l’obiettivo di trasformare questo luogo in un modello di turismo sostenibile e culturale, ma a oggi soltanto in tre hanno deciso di tornare ad abitare Corvara.