Poco lontano dal confine est dell’Italia, c’è un borgo fantasma che viene definito anche la Pompei in miniatura: vi raccontiamo la sua storia incredibile.
Anche l’Europa, esattamente come abbiamo detto più volte dell’Italia, è una terra che ama nascondere i suoi tesori più autentici proprio laddove il turismo di massa non arriva mai a posare il proprio sguardo. Accanto alle grandi capitali scintillanti e all’overtourism delle località di villeggiatura, estiva o invernale che sia, esiste una geografia parallela fatta di borghi dimenticati che aspettano solo la loro riscoperta.
Uno di questi luoghi che vanno assolutamente riscoperti si chiama Dvigrad, in italiano Duecastelli, nel cuore dell’Istria croata, a brevissima distanza dal confine italiano. La peculiarità del borgo oggi è che si presenta come totalmente abbandonato e per questo è stato definito spesso come una “Pompei in miniatura”: questa città fantasma non offre ricostruzioni artificiali ma un incontro nudo e crudo con il passato.
Il fascino di Dvigrad – o Docastei, come lo chiamano gli istriani – risiede nella sua storia di ascesa e caduta, un racconto che affonda le radici nella preistoria per poi toccare l’apice durante l’epoca medievale. Il suo nome, come si sarà intuito anche dalle traduzioni italiana e istriana, evoca l’antica immagine di due fortificazioni speculari che dominavano la vallata, di cui oggi sopravvivono le imponenti rovine di Moncastello.
A differenza di molte altre città storiche, Dvigrad non è stata distrutta dalle armi, ma è scivolata nell’oblio a causa della peste e della malaria che, tra il XV e il XVIII secolo, spinsero gli abitanti ad abbandonare le proprie case per rifugiarsi nella vicina Kanfanar. L’ultimo gruppo di abitanti a lasciare il posto, dopo l’epidemia di malaria seguita al tentativo respinto di aggressione degli Uscocchi, lo ha fatto addirittura nel 1715, da allora Dvigrad è diventata la città fantasma.
Passeggiando oggi tra le sue rovine, ci si ritrova immersi in un labirinto di roccia e vegetazione selvatica: il percorso inizia attraversando le antiche porte cittadine, incastonate in una doppia cinta muraria che ancora oggi trasmette un senso di inespugnabile protezione. Una volta all’interno, il cuore pulsante del borgo fantasma è rappresentato dalla piazza centrale, dove i resti del palazzo comunale affiancano la maestosa Basilica di Santa Sofia.
L’edificio religioso, con la sua struttura a tre navate ancora chiaramente leggibile, rimane il simbolo visivo della città, un luogo dove il sacro si fonde con la natura che sta lentamente reclamando il suo spazio. Attorno a questo borgo, si sono create leggende come quella che riguarda il pirata Henry Morgan, il quale fuggendo dalle flotte inglesi attraverso l’Adriatico, avrebbe risalito il vicino canale di Leme per nascondere il suo leggendario bottino proprio tra queste mura diroccate, tesoro poi mai ritrovato.