Alla scoperta di Rosazza, il borgo piemontese dove il mistero è scolpito nelle pietre: tra simbolismo ed enigmi irrisolti.
Incastonata tra le Alpi Pennine, si trova una gemma nascosta del Piemonte: siamo nell’alta Valle Cervo e qui c’è un piccolo paese di appena novantatré abitanti che è davvero fitto di misteri, tanto che lo definiscono il borgo più misterioso d’Italia. Tra la Valle del Lys e la Valsesia, una zona un tempo nota come Valle d’Andorno, bagnato dal fiume omonimo, si trova infatti uno dei comuni più piccoli d’Italia, ovvero Rosazza.
A dispetto delle dimensioni ridotte, questo piccolo borgo viene considerato il posto dei misteri e affascina per la sua atmosfera enigmatica, unita a un patrimonio architettonico di grande valore. Qui magia ed esoterismo si fondono con la tradizione: il borgo deve la sua fama soprattutto a quello che è stato il suo più illustre cittadino, ovvero Federico Rosazza, senatore del Regno d’Italia, filantropo e Gran Maestro Venerabile della massoneria biellese.
Classe 1813, il politico e uomo di cultura ha intrecciato la sua vita pubblica con la costruzione di opere per il territorio della Valle Cervo, dando vita a edifici e spazi che nascondono però al loro interno simboli esoterici e richiami massonici, che sono tutt’ora irrisolti. Il mecenate aveva infatti un rapporto con l’esoterismo che però non era mai fine a se stesso e condivideva i suoi interessi con quello che era il suo braccio destro e operativo, il pittore e architetto Giuseppe Maffei, originario di Graglia.
Entrambi hanno contribuito così a trasformare il borgo in un laboratorio di architettura simbolica, che ancora oggi attira studiosi e curiosi. Non serve in realtà un esperto per rendersi conto, passeggiando per Rosazza, del simbolismo intrinseco in molte costruzioni, a partire dal Castello che era residenza estiva dell’uomo più popolare di quel piccolo centro, con la torre guelfa e i muri che richiamano i templi di Paestum.
L’ingresso di questa residenza maestosa, segnato da un arco in pietra sbrecciata ispirato all’arco etrusco di Volterra, sembra accogliere chiunque con un invito a decifrare i segreti nascosti tra le colonne. Anche il municipio, la chiesa e la torre civica, costruiti negli stessi anni per volonta di Federico Rosazza, custodiscono il simbolismo esoterico che peraltro era ed è ancora proprio di antichi ordini e pratiche massoniche.
Nulla venne risparmiato dall’opera di rinascita e ricostruzione architettonica di Federico Rosazza e di Giuseppe Maffei, nemmeno la chiesa parrocchiale, trasformata a fine Ottocento in un tempio che regala uno spettacolo unico: un cielo stellato dipinto, con le costellazioni dell’Orsa Maggiore e Minore, la Via Lattea e persino la Croce del Sud, a suggerire un legame tra arte e scienza, fuse al simbolismo religioso.
L’opera di Rosazza ha reso anche il cimitero monumentale, raggiungibile attraverso un elegante ponte a tre arcate, molto ricco di riferimenti massonici, così come lo sono le fontane disseminate lungo il borgo. Il duo Rosazza-Maffei fu artefice anche di una galleria che collegava due santuari molto famosi della zona, quello di San Giovanni d’Andorno e quello di Oropa, mentre del palazzo comunale fu Maffei a curare ogni minimo dettaglio, rendendolo un luogo del mistero.
In tal modo, Rosazza è oggi un nuovo borgo rispetto a quello del passato, dove la storia incontra il mistero e dove ogni pietra e ogni edificio raccontano leggende e misteri da decifrare. Ci si immerge così in un borgo esoterico, dove l’opera di un illustre concittadino ha reso ogni angolo un enigma. Tutto questo, ovviamente, non è solo frutto di superstizione, ma nella mente di Rosazza e Maffei rappresentava una visione artistica e culturale che ha saputo trasformare il territorio.