Commettere questo errore può arrivare a costare fino a 1500 euro: il nuovo Codice della Strada parla chiaro, se ignori tutto questo rischi davvero grosso.
Per mesi è rimasto sospeso, come una promessa destinata a cambiare le abitudini di migliaia di automobilisti. Un provvedimento annunciato, discusso, temuto. Poi, quasi in silenzio, è arrivato l’ultimo passaggio decisivo: da ora non è più teoria, ma realtà concreta. C’è chi lo considera un deterrente necessario, chi invece lo vive come un’ulteriore stretta. Di certo, segna un punto di svolta nella lotta contro una delle principali cause di incidenti stradali.
E questa volta non si parla solo di multe o sospensioni: entra in gioco la tecnologia, direttamente collegata all’auto. Per oltre un anno la norma è rimasta sulla carta. Il decreto attuativo era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma mancava un elemento fondamentale: l’elenco ufficiale dei dispositivi approvati. Senza quello, l’obbligo non poteva scattare davvero. Ora invece il Ministero dei Trasporti ha pubblicato sul Portale dell’Automobilista la lista dei modelli omologati. E da questo momento non ci sono più zone grigie.
È qui che si svela il cuore della questione: stiamo parlando dell’alcolock, il dispositivo che impedisce l’avviamento dell’auto se il conducente ha bevuto oltre i limiti consentiti. Si tratta di un etilometro installato stabilmente nel veicolo e collegato al sistema di accensione. Prima di mettere in moto, il guidatore deve soffiare in un boccaglio monouso. Se il tasso alcolemico supera la soglia prevista, il motore non parte. Nessuna trattativa, nessuna possibilità di “rischiare”.
Attualmente i dispositivi omologati in Italia sono due: Breatech B1000 e Zaldy. Il primo è compatibile con un numero ancora limitato di autovetture (meno di trecento modelli), mentre il secondo è destinato soprattutto a furgoni e mezzi per il trasporto di persone o merci (categorie N e M). Anche i centri autorizzati all’installazione sono, per ora, pochi e concentrati in aree specifiche del Paese, ma l’elenco è destinato ad ampliarsi nei prossimi mesi.
L’alcolock non viene imposto automaticamente durante un controllo su strada. È una misura accessoria decisa dal giudice in caso di condanna per guida in stato di ebbrezza. Superare la soglia di 0,8 grammi per litro comporta già conseguenze pesanti: multa tra 800 e 3.200 euro, arresto fino a sei mesi e sospensione della patente da sei mesi a un anno. Se il tasso supera 1,5 grammi per litro, le sanzioni aumentano ulteriormente.
In caso di condanna, il giudice può imporre l’installazione dell’alcolock per un periodo di:
La commissione medica può anche prolungare l’obbligo, valutando il singolo caso. La normativa è severissima con chi prova a fare il furbo. Non installare il dispositivo pur essendone obbligati, oppure utilizzarlo in modo irregolare, comporta ulteriori multe e una nuova sospensione della patente.
Le sanzioni raddoppiano in caso di manomissione o tentativi di elusione, come far soffiare un’altra persona al posto del conducente. E se chi è già obbligato all’alcolock viene sorpreso di nuovo alla guida in stato di ebbrezza, le pene aumentano di un terzo: una recidiva aggravata che il legislatore ha deciso di colpire con particolare durezza.
Oltre a multe e sospensioni, c’è un aspetto spesso sottovalutato: il costo. L’installazione dell’alcolock, obbligatoriamente presso un centro autorizzato, può variare tra 1.500 e 2.000 euro, interamente a carico del conducente. A questa cifra si aggiungono:
Nel tempo, l’esborso complessivo può arrivare o superare i 3.000 euro, senza alcun contributo pubblico previsto. Il messaggio è chiaro: mettersi alla guida dopo aver bevuto oggi non significa soltanto rischiare una multa. Significa affrontare un percorso lungo, costoso e pieno di restrizioni. Una scelta che può pesare per anni — sul portafoglio e sulla libertà di guidare.